Ministero per i Beni e le Attivitą Culturali Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Eminila-Romagna

Mausoleo di Teoderico

Indirizzo
Via delle Industrie, 14
Ravenna

Orari
estivo

dal lunedì alla domenica 8.30 - 19
chiusura biglietteria e ultimo ingresso 18.30
invernale
dal lunedì alla domenica 8.30 - 16.30
chiusura biglietteria e ultimo ingresso 16

chiuso nei giorni 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre

Ingresso
Ingresso a pagamento
Sono previste agevolazioni per l'ingresso e biglietti cumulativi.


n_2013_rvcard    Ingresso gratuito per i possessori della "Romagna Visit Card"
Per tutte le informazioni sull'utilizzo e i punti vendita http://www.romagnavisitcard.it/

Biglietteria e bookshop
tel. e fax 0544 684020 - teodorico.ravenna@novamusa.it
Sito Web società Novamusa

Uffici
tel. 0544 543724 - pm-ero.musnaz-ra@beniculturali.it
Sito Web Polo Museale dell'Emilia Romagna

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mausoleo_teoderico

Episodio architettonico unico ed irripetibile è certamente il mausoleo che Teoderico si fece costruire a Ravenna. Nato in Pannonia nel 454, figlio di Teodemiro e re dei Goti, sconfisse Odoacre nel 490 entrando, dopo tre anni d’assedio, in Ravenna che elesse capitale adornandola di edifici come il Battistero Ariano e la Basilica di Sant'Apollinare Nuovo, sua chiesa palatina.

Poco dopo il 520, ancora in vita, fece costruire la sua tomba in un’area già usata come sepolcreto posta fra la laguna e le mura della città. Tale ubicazione, non particolarmente propizia alla stabilità della struttura, potrebbe essere stata suggerita anche da fattori relativi al trasporto dei materiali da costruzione provenienti dal mare.

L’imponente mole, realizzata in pietra Aurisina, si compone di due celle sovrapposte; in origine presentava una recinzione a pilastri e balaustre. Alta 15,41 metri di altezza (distanza dal pavimento della cella inferiore alla cima del monolite di copertura), è attualmente posta a 3,5 metri circa sotto il piano di campagna.

L’apparato murario in opus quadratum rivela la tecnica a secco: i blocchi squadrati sono sovrapposti e fermati all’interno da grappe di ferro a coda di rondine.

All’esterno la cella inferiore, alta 6,50 metri, decagonale, sembra suggerire l’idea di una base per quella superiore. Sul lato ovest si apre la porta d’ingresso, di cui sono ancora visibili i fori dei cardini; negli altri nove lati si susseguono nicchie a pianta quadrangolare coronate da archi a tutto sesto. Nelle pareti di fondo delle nicchie nord, est, e sud si aprono delle feritoie.

I conci, compresi quelli degli archi, mostrano l’anathyrosis, cioè quel listello marginale incavato nel blocco che delimita le facce dei singoli conci per renderli maggiormente solidali alla struttura. Alla base degli archi corre una cornice fortemente aggettante.

E’ opinione di alcuni studiosi che per le caratteristiche formali, l’ordine inferiore richiami la tradizione romana, mentre il superiore sia anticlassico.

La cella superiore esternamente richiama la pianta decagonale per un’altezza di sette filari di blocchi, poi circolare per mezzo di un robusto fascione aggettante posto superiormente alla porta d’accesso. Il secondo ordine è arretrato di 1,30 metri rispetto al decagono inferiore, a formare un ballatoio esterno.

mausoleo_teoderico

Contrariamente a quanto avviene nel livello inferiore, i conci, sempre sistemati a filari sovrapposti, si presentano con le facce di contatto dalle forme ed altezze diverse e privi di anatirosi. Su nove lati si rilevano due incassature rettangolari affiancate terminanti con motivi “a tenaglia” e sormontate da due lunette cieche semicircolari a rilievo.

Immediatamente sopra la lastra dentellata sulla porta, la costruzione da decagonale diventa circolare grazie ad un fascione sporgente di conci sommariamente lavorati. Nei due filari sovrapposti di blocchi, sono ricavate undici feritoie delle quali quella ad est, a forma di croce con bracci uguali espansi, immette all’interno la luce simbolica dell’Oriente.

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Superiormente a tale zona, vi sono modanature con fuseruole e dentelli, ben visibili sotto la fascia scolpita con il motivo a tenaglia; tale decorazione deriva forse dall’oreficeria ornamentale germanica. In alto una cornice-gocciolatoio, sulla quale poggia il superbo monolite a forma di cupola ribassata, l’ingens saxum dell’anonimo Valesiano, di 10,76 metri di diametro, 3,09 metri di altezza e peso di circa 230 tonnellate, voluto dallo stesso Teoderico oltre che per esigenze statico-costruttive, per motivazioni celebrative quale simbolo di potenza.

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Sul bordo verticale si sviluppa una serie di dodici modiglioni terminanti superiormente a doppio spiovente sulle cui facce sono incisi i nomi dei quattro evangelisti e di otto apostoli; il motivo, ricavato nello stesso blocco che forma la cupola richiama l’idea della corona regale o dell’elmo del guerriero. Sull’estradosso è ricavato un disco aggettante 10 centimetri del diametro di 3,75 metri dal cui centro sporge un elemento parallelepipedo reggente una croce metallica. Poco sotto il disco inizia una grande fenditura che giunge fino al bordo, la quale probabilmente ebbe origine durante i difficili lavori di messa in opera del monolite, mentre secondo una leggenda popolare la cupola sarebbe stata spaccata dalla folgore divina che, abbattendosi sul capo di Teoderico seduto all’interno, lo avrebbe ucciso come punizione per i suoi delitti.

Sulle modalità di collocazione del monolite le ipotesi sono molteplici e raggruppabili in due linee principali: una prima vede l’utilizzo di rampa di terra e successivo traino del monolite in lenta salita su rulli fino alla verticale dell’edificio già costruito, una seconda contempla il sollevamento dell’ingente masso dal piano del terreno per mezzo di appositi congegni lignei costituiti da paranchi, corde, carrucole.

All’interno l’aula inferiore, a croce greca, presenta l’anatirosi come all’esterno. Una cornice simile all’esterno gira perimetralmente alla quota di imposta della volta; sotto di essa, in fondo al braccio est, sporgono due blocchi decorati con una conchiglia dal muscolo rivolto verso il basso, forse supporto di lampade.

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L’ambiente inferiore era forse destinato a luogo di culto oppure ad accogliere le tombe dei membri della famiglia teodoriciana, ma è certo che nessuno di loro vi trovò sepoltura. E’ probabile che dopo il 560 servisse da oratorio, successivamente forse come cripta.

La cella superiore ha forma circolare di 9,20 metri di diametro. Ad est, sull’asse della porta, si apre una nicchia in guisa di abside, sormontata da una volta a conci segmentati. Non sembra che l’interno dell’aula abbia presentato in origine una decorazione, anche se la lavorazione disuniforme dei blocchi potrebbe alludere a previsti rivestimenti.

Al centro dell’aula si trova un labrum, vasca di porfido alquanto danneggiata che potrebbe essere servita da sarcofago per Teoderico, morto a Ravenna il 30 agosto del 526. Non si è mai trovata traccia di scala d’accesso al piano superiore: ciò potrebbe essere l’elemento fondamentale a sostegno della teoria della esclusiva destinazione funeraria della cella superiore. Nel 540 Ravenna fu occupata dai Bizantini e il corpo del re estromesso dal sepolcro.

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Nel Medioevo il Mausoleo servì ancora come luogo cimiteriale e di culto; a tale epoca probabilmente risale la croce gemmata iscritta in un anello che è scalpellata al centro dell’intradosso del monolite, nella cella superiore. Nel  corso del tempo il monumento  fu inglobato in altre costruzioni, e a partire dal IX secolo è noto come chiesa di Santa Maria della Rotonda.

I primi lavori di isolamento dell’edificio datano al 1719, mentre nel 1809 Eugenio Beauharnais volle che fossero effettuati lavori di restauro. Nel 1879 si realizzò la sua esumazione, mentre nel secondo decennio del XX secolo furono demolite le scale esterne costruite nel XVIII, sostituite con la passerella di collegamento alla cella superiore. Nel 1913 il labrum in porfido venne riportato nella cella superiore. Restauri lapidei condotti nel 1998, hanno consentito di leggerne meglio l’esterno.

Dal 1996 fa parte dei monumenti tutelati dall’Unesco.