Ministero per i Beni e le Attivitą Culturali Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Eminila-Romagna

Il leone di Bisanzio a S. Apollinare in Classe

Una nuova pagina d'arte bizantina dai mosaici dell'arco trionfale

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Autori: Cetty Muscolino, Ermanno Carbonara, Emilio Roberto Agostinelli

Titolo: Il leone di Bisanzio a S. Apollinare in Classe 
           Una nuova pagina d'arte bizantina dai mosaici dell'arco trionfale
 
Luogo di edizione: Ravenna
 
Casa Editrice: Edizioni del Girasole s.r.l.
 
Data di edizione: 2008
 
Formato: cm 16,5x24
 
Pagine: 130
 
Codici identificativi: ISBN 978-88-7567-500-4

In occasione dei grandi ponteggi installati per risanare le capriate lignee della basilica di Sant'Apollinare in Classe, gravemente degradate, sono stati ispezionati i mosaici della fascia musiva soprastante l'arco trionfale dove sono rappresentati il clipeo col Cristo benedicente e i simboli dei quattro Evangelisti.

Avendo constatato la presenza di gravi lesioni e numerosi distacchi si è immediatamente dato il via ad un pronto intervento mirato alla messa in sicurezza della prestigiosa tessitura musiva.

I lavori, condotti secondo una metodologia consolidata, sono stati un'opportunità eccezionale per ispezionare accuratamente la superficie musiva e le malte sottostanti, e discriminare  con chiarezza i numerosi interventi succedutisi nel corso dei secoli.

Mentre tutti gli studi, condotti a partire da Corrado Ricci fino ad oggi, consideravano questo registro musivo omogeneo e posteriore al VI secolo, è stato possibile verificare che siamo in presenza di due interventi antichi realizzati secondo criteri stilistici differenti: il primo coevo alla decorazione musiva absidale di VI secolo, ed il secondo, posteriore, determinato forse dal crollo o dal degrado del mosaico originario.

Possiamo quindi affermare di aver "riconquistato" una pagina eccelsa dell'arte musiva giustinianea, attribuendo a quella aurea stagione i poderosi simboli delle figure evangeliche, riferite sempre a periodi successivi.

Si tratta di un'importante scoperta che va ad arricchire ulteriormente le testimonianze musive parietali più significative dell'arte bizantina a Ravenna. 

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