Ministero per i Beni e le Attivitą Culturali Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Eminila-Romagna

I chiostri di San Pietro a Reggio Emilia

Restauri, scoperte e rinvenimenti

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Titolo: I chiostri di San Pietro a Reggio Emilia. Restauri, scoperte e rinvenimenti

Curatori: Antonella Ranaldi
 
Luogo di pubblicazione: Ravenna
  
Casa Editrice: Longo Editore Ravenna
   
Data di pubblicazione: 2012
 
Formato: cm 21x28
 
Pagine: 144
 
Codici identificativi: ISBN 978-88-80637332

Nei restauri compiuti dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Bologna, Modena e Reggio Emilia, nel 2004-2009, diretti da Antonella Ranaldi, autentici capolavori sono tornati alla luce. Di alcuni non si aveva alcuna conoscenza, di altri solo scarne tracce. L'attenzione va alle superfici decorale e all'architettura della prima fase cinquecentesca. Dai documenti erano noti i nomi degli artisti che lavorarono al chiostro piccolo. lo scultore Bartolomeo Spani, l'architetto Leonardo Pacchioni e il pittore Simone Fornari. Ma tutt'altra cosa è apprezzarne la qualità, dopo il rinvenimento e il restauro delle scene affrescate e delle preziose finiture picte. Nei documenti e negli esiti dell'opera si dimostra l'unità delle arti, ad un livello qualitativo che supera le aspettative, dove l'architettura sconfina nella pittura impreziosita nella sua speculare rappresentazione sulle pareti e sulle volte. Espressione di concezioni artistiche maturate sullo scorcio del primo quarto del Cinquecento.
Le architetture claustrali sono state liberate dalle incongrue aggiunte, successive alla sua destinazione post unitaria caserma; affreschi e apparati decorativi sono stati scoperti al di sotto delle ridipinture moderne, qui illustrati per la prima volta in modo completo (dopo l'anticipazione di Ranaldi 2009) nel ricco apparato di immagini che seguono il corso dei lavori e gli esiti finali nelle fotografie di Andrea Santucci e di Paolo Bernabini. Si apprezza, dopo i restauri, il valore già evidente del chiostro grande., quello dapprima mortificato. ora acclarato del chiostro piccolo, negli affreschi del 1526 di Simone Fornari e nelle preziose finiture che esaltano la policromaticità e la bicromia dei materiali e della composizione. Agli usi successivi alla dismissione del monastero (1783) corrispondono le scoperte dei cicli decorativi del Sette-Ottocento, dove il restauro ha ridato la qualità dell'effetto d'insieme negli ampi spazi delle sale interamente decorate, la Sala della Giustizia, a grottesche su fondo rosa con il fregio dei Dodici Cesari, la Sala dell'antico reltorio, con le allegorie della Temperanza e della Felicità pubblica e paesaggi di architetture di fantasia, la Sala del 1820 nell' ex centerario ristrutturata insieme alla facciata da Domenico Marchelli.
Al restauro si accompagnano gli approfondimenti specialistici. L'architettura dei chiostri è riservata a Bruno Adorni che, sulle tracce delle intuizioni già di Adolfo Venturi, torna con maggiore convincimento all'attribuzione del chiostro grande a Giulio Romano.
Angelo Mazza, per gli affreschi del Cinquecento di Simone Fornari, Elisabetta Farioli, per gli apparati decorativi del Sette-Ottocento, gettano le basi di una loro prima lettura su opere inedite e discoperte, rapportata e confrontata al panorama artistico reggiano.
L'intima comprensione della complessità della fabbrica investe anche gli aspetti costruttivi. affrontati da Antonella Ranaldi a chiusura del libro, nella logica del miglioramento strutturale.

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