Ministero per i Beni e le Attivitą Culturali Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Eminila-Romagna

Archivio fotografico

Indirizzo
Via San Vitale, 17
Ravenna

Contatti
Tel. 0544 543709

Lastra Fondo Santa Teresa3

Ingresso dell'ex monastero benedettino di San Vitale.
Lastra Fondo Santa Teresa
  

L'Archivio fotografico della Soprintendenza di Ravenna nasce dall'apporto di materiali provenienti da almeno tre diversi canali: la realizzazione di documentazione da parte del Soprintendente e dei funzionari, l'estrapolazione delle foto dalle pratiche presentate da soggetti esterni, e infine, l'acquisizione di piccoli fondi dall'esterno.

L'Archivio fotografico, è strutturato in 5 gruppi principali, uno per ogni provincia (Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini) ed uno dedicato al Museo Nazionale. Ogni provincia è suddivisa in ordine alfabetico nei rispettivi comuni e nelle rispettive frazioni. All'interno di ogni località, infine, gli edifici sono elencati in ordine alfabetico. Per gli edifici che raccolgono oggetti d'Arte come il Museo Nazionale, il materiale è suddiviso per tipi di materiali (lapidei, musivi, dipinti, vetri. ecc.) in ordine di n. inventario o di catalogo del Museo.

Non abbiamo notizie dirette riguardanti la nascita del laboratorio e della raccolta fotografica. Si può presumere che siano sorti in concomitanza con la fondazione della Soprintendenza (1897), dalla necessità di gestire il materiale fotografico che sappiamo essere stato prodotto in abbondanza già all'epoca di Corrado Ricci, primo Soprintendente.

Probabilmente, nella gestione del laboratorio e nell'attività di documentazione fotografica, la neonata Soprintendenza ravennate dovette organizzarsi con il poco personale che aveva a disposizione, attribuendo agli impiegati anche mansioni cui di fatto non erano destinati: è il caso, ad esempio, del custode Emilio Galli, che sappiamo avere scattato numerose foto nel cantiere di restauro della basilica di San Vitale nei primi anni del Novecento. Che ci fosse un qualche proto-laboratorio fotografico nella neonata Soprintendenza, si intuisce anche dalla presa in carico, effettuata nel 1901, di un torchietto per riproduzioni eliotipiche (quindi si stampava a contatto). Nel 1909 inoltre, furono presi in carico una camera fotografica (marca Fhultil ?), l'obiettivo Zeiss Protar, un grande angolare, un telo obiettivo, una borsa per macchina fotografica, due schermi gialli, un astuccio per obiettivo, una cuffia per messa a fuoco.

Una circolare ministeriale del 25 marzo 1921, precisa che nelle Soprintendenze italiane devono essere "accolti e conservati tutti i documenti grafici e fotografici relativi alle opere di ogni genere di restauro, prima, durante e dopo l'operazione" (Archivio Storico, Z4-2072): si tratta comunque di una informazione generale che non ha nessuna attinenza diretta con la gestione specifica del nostro archivio.

Nel 1902 si registra il primo acquisto di una raccolta di fotografie da un professionista esterno, nel caso specifico dalla Alinari che fornì un piccolo fondo di immagini raffiguranti i più importanti edifici d'Italia. In una data non precisabile furono acquisite anche fotografie dalla ditta Anderson e dalla ENIT (Archivio Storico, A2-919).

Poco sappiamo dell'entità della raccolta fotografica negli anni precedenti la Seconda Guerra mondiale, della collocazione e della gestione del materiale, se non qualcosa attraverso gli inventari.

La Guida di Ravenna di Corrado Ricci, nella ultima edizione che data al 1923, menziona l'archivio fotografico della Soprintendenza, ma non specifica la quantità di pezzi ivi contenuti.

Nel primo inventario di materiale fotografico in nostro possesso (che riporta registrazioni che vanno dal 1898 al 1938), il materiale è elencato insieme a tutti gli altri oggetti presi in carico dalla Soprintendenza.

Il primo inventario espressamente dedicato all'archivio fotografico fu realizzato a partire dal 1939, e fu chiuso nel 1965; dalla prima parte dell'elenco, estratta dal precedente inventario misto, si evince che nel 1938 la raccolta conteneva 1404 negativi. Nel periodo contenuto fra il 1939 e il 1965, si aggiunsero le registrazioni di moltissimi negativi e dal numero di inventario 1405 si raggiunse il 5059.

La prima documentazione diretta riguardo i positivi risale però ad un periodo successivo il 1940 (data ricavata da informazioni desunte dal testo), quando si realizzarono due elenchi dei positivi esistenti nell'archivio ravennate. Uno, "Elenco fotografie in Archivio" (Archivio Storico, RA 39/288), offre una informazione riguardo i soggetti riprodotti per le province di Ravenna, Ferrara e Forlì (all'epoca comprendente anche Cesena e Rimini), suddiviso secondo la collocazione a scaffale (risultano in uso almeno gli scaffali A, B, C).

Nel 1965, con l'avvento dei rullini 24×36, fu avviata partendo dal numero 1, la nuova inventariazione, che è tutt'ora in uso, differenziata a seconda del materiale usato per lo scatto (negativi, diapositive).

Nel decennio 1970-1980, il laboratorio fotografico aveva una estensione pari a un terzo circa dei locali che occupa attualmente. I fotografi attivi in quegli anni furono Benito Babini e Nevio Murli che effettuavano personalmente anche lo sviluppo e la stampa del b/n.

Nel 1979-1980 furono recuperate dalle cantine umide dalla Soprintendenza più di 5000 vecchie lastre. Con l'aiuto del laboratorio di restauro allora attiguo a quello fotografico, le lastre vengono spolverate, inventariate, numerate, provveduto a nuove buste per quelle sprovviste e disposte in cassettiere metalliche. Molte di loro vengono stampate. Viene prodotto moltissimo materiale fotografico.

Nel decennio 1980-1990 continua l'attività del fotografo Benito Babini. Il laboratorio fotografico finalmente può occupare gli spazi lasciati liberi dal laboratorio di restauro, trasferito nel 1984 nei nuovi locali. 

Nel 1995, con l'andata in pensione di Benito Babini, viene dismesso tutto l'impianto di sviluppo e stampa e per ovviare alla mancanza di un fotografo interno, si dotano i funzionari di apparecchiature automatiche, facendo ricorso ad uno studio esterno per gli interventi professionali.

Nello stesso anno furono decise le linee guida per la nuova disposizione del materiale fotografico accumulatosi in grande quantità, con la sola eccezione per quello avente come soggetto i materiali del Museo Nazionale, per il quale si decise di mantenere la validissima disposizione ideata negli anni precedenti da Luciana Martini, allora Direttrice del Museo. Si provvide così, ad ampliare fisicamente l'intero archivio con aggiunta di nuovi spazi e altre cassettiere metalliche e a creare elenchi tematici (suddivisi per provincia) con riferimenti alla collocazione fisica del materiale, allo scopo di rendere più pratica la ricerca iconografica.

Dal 1999 il fotografo della Soprintendenza è Paolo Bernabini. Nel 2005 ha inizio la digitalizzazione dei positivi storici (che datano dal 1870 al 1959) e loro messa in sicurezza. Nello stesso anno ha avuto inizio anche la digitalizzazione dei numerosi inventari relativi al materiale fotografico, a partire da quello più antico realizzato, come si è detto, a partire dal 1898.

Il patrimonio fotografico stimato nel mese di ottore 2014, consta di  6371 negativi du vetro, 134 diapositive su vetro (realizzate dalla fine dell'Ottocento al 1950 circa), circa 175000 negativi su pellicola, quasi 50000 diapositive su pellicola ed un numero al momento non precisabile di positivi fotografici e di fotografie digitali.

Fra i più significativi nuclei di materiali vanno segnalati, innanzitutto, i più di 6000 negativi su lastra di vetro, fra i quali quelli di enorme importanza storica che testimoniano i grandi restauri eseguiti dalla Soprintendenza fra il 1897 e la Prima guerra mondiale, i danni bellici, e quelli riguardanti gli edifici storici di Ravenna, donati dallo studioso ravennate mons. Mario Mazzotti. Fra i materiali dedicati alla documentazione dei danni bellici si deve annovarare un gruppo di foto in bianco e nero al magnesio, formato 30×40, eseguite dal laboratorio Trapani, che sono stati impiegati per i pannelli della mostra fotografica curata dalla Soprintendenza a Casa Traversari nel 1951-52.

Un altro importante nucleo di materiali è costituito dalle foto aeree, che comprende 10 album di immagini a colori, formato 25×25, risalenti agli anni 1976-77-78 e riguardanti quasi tutto il territorio romagnolo e ferrarese; furono eseguite dall'Istituto Geografico militare italiano (IGM) e sono dotate di un corredo di carte geografiche con l'indicazione delle coordinate per la localizzazione; a queste si aggiungono altre tre scatole di foto aeree, b/n, di vari formati, riguardanti i territori emiliano-romagnoli e marchigiani, eseguite dalla Società aerofotografia e rilevamenti aereofotogrammetrici (SARA; S.p.A. Roma-1971), e le foto aeree dei principali centri storici e paesaggi delle provincie tutelate dalla Soprintendenza, eseguite intorno agli anni 1988-1989 dalla ditta Foto Nazario-Forlì.

Il fondo più significativo ed anche il più antico conservato nell'archivio della Soprintendenza di Ravenna è costituito dagli 846 negativi in lastra di vetro, prevalentemente al collodio, provenienti dall'Ospizio ravennate di Santa Teresa (donate nel 1979-1980, dall'allora arcivescovo di Ravenna, il Cardinale Ersilio Tonini, su intercessione dell'allora soprintendente Gino Pavan), che convenzionalmente è stato denominato "Fondo Santa Teresa".

Lastra Fondo Santa Teresa 2       Lastra Fondo Santa Teresa 1

Capitello e pulvino, San Vitale, Ravenna.        Finestra circolare, Santa Maria, Pomposa.
Lastra Fondo Santa Teresa                           Lastra Fondo Santa Teresa

La raccolta di lastre è quanto sopravvive dell'archivio di lavoro del celebre fotografo ravennate Luigi Ricci (1823-1896), padre dell'archeologo Corrado, fondatore della Soprintendenza di Ravenna. Luigi Ricci fu uno dei primi ad introdurre in Ravenna la tecnica fotografica e a specializzarsi nella riproduzione dell'edilizia monumentale e in generale nei beni culturali, quando i suoi contemporanei si dedicavano prevalentemente al ritratto. Attorno agli anni '60 dell'Ottocento, impiantò un piccolo laboratorio in cui si vendevano copie di immagini dei monumenti della città che potevano essere scelte da un catalogo che nel corso del tempo si arricchì sempre più sino a raggiungere, poco prima della morte dell'artista, avvenuta nel 1896, le novecento unità. La più significativa campagna fotografica realizzata da Luigi Ricci fu eseguita attorno al 1880, quando le tecniche si perfezionarono e la richiesta cominciò ad essere più sfaccettata. Nel 1882, al termine della campagna, Ricci pubblicò la terza edizione del suo catalogo, che nel corso dei decenni successivi non fu più modificato e solo implementato con l'aggiunta di nuovi soggetti o particolari.

Alla morte di Luigi, il laboratorio fu acquisito da nuovi proprietari che attorno agli anni '30 del Novecento decisero di chiudere l'attività e di svendere il contenuto del negozio, comprese le lastre di vetro realizzate nell'Ottocento. Per i nuovi proprietari quelle vecchie lastre non erano che un fondo di magazzino: fu Corrado Ricci che frattanto aveva percorso una luminosa e rapida carriera nel campo dei Beni culturali, che fece comprendere quello che all'epoca era solo una lungimirante intuizione, mentre oggi è un dato metodologico acquisito, vale a dire che la fotogafia non è solo un oggetto ludico, ma è soprattutto un documento e che le foto scattate da Luigi nell'Ottocento, che fissavano una realtà ormai scomparsa da tempo, costituivano un patrimonio di grande valore storico che doveva entrare in possesso di una istituzione culturale locale. Corrado suggerì al Comune di acquistare l'intero pacchetto di lastre e si offrì di pagare di tasca sua gran parte della cifra richiesta. Ma non se ne fece nulla e la morte di Corrado, avvenuta nel 1934, interruppe qualsiasi trattaviva e discussione al riguardo. La morte di Ricci comportò anche la perdita di qualsiasi informazione riguardante quelle vecchie lastre per molto tempo. Solo negli anni '70 del Novecento l'allora soprintendente Gino Pavan, informato della presenza di quei materiali depositati non si sa quando né da chi presso l'ospizio di Santa Teresa, su esplicita richiesta della direzione del ricovero si offrì di acquisire le lastre che andarono ad implementare l'archivio fotografico della Soprintendenza.

All'epoca, però, non si era ancora chiarita la natura e la provenienza di quelle vecchie immagini. Nel 2010 la soprintendente Antonella Ranaldi, da poco giunta alla direzione dell'istituto ravennate, ha dato il via ad un impegnativo progetto destinato alla conservazione e valorizzazione dell'importante fondo. Nell'estate 2014 è iniziata l'acquisizione in digitale delle pregiate lastre al collodio, la cui realizzazione può essere fatte risalire al 1880 circa, e la loro successiva messa in sicurezza in scatole e buste a norma ISO 18916, specifiche per la conservazione delle lastre fotografiche. 

Le foto, che hanno come caratteristica la presenza di un numero manoscritto sull'angolo inferiore sinistro, costituiscono una documentazione di inestimabile valore storico, sia per i contenuti, perché come si è detto attestano una realtà che nell'ultimo secolo è stata profondamente modificata, sia per lo studio delle tecniche fotografiche del passato, visto lo stato di conservazione.

Il progetto prevede l'ordinamento del fondo, la conoscenza del materiale, la predisposizione alla corretta conservazione delle singole lastre e la riproduzione e digitalizzazione dei negativi in funzione della formazione di un archivio digitale. Le lastre saranno oggetto di catalogazione con la realizzazione di una scheda Fondo e di singole schede F, tramite il sistema SIGEC WEB, prodotto dall'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nel quale confluisce il patrimonio dei beni culturali nazionali e che consentirà la fruizione pubblica, secondo vari gradi di accesso, quindi ineludibile istituzionalmente e garante dei formati di scambio e gestione immagini.

Accanto al progetto che prevede la digitalizzazione del "Fondo Santa Teresa", a partire dal 2005 si è dato avvio anche alla digitalizzazione e acquisizione su disco fisso dei positivi storici (fino al 1959) e degli inventari relativi al materiale fotografico.

 

Bibliografia di riferimento:

- L'attività di Luigi Ricci attraverso i cataloghi del suo laboratorio, a cura di P. Novara, Ravenna 2008.
- A. Ranaldi, Comunicazione sui progetti recenti della Soprintendenza di Ravenna: digitalizzazione dei materiali conservati presso l'Archivio Disegni e indagini sul Battistero Neoniano, in AISCOM Atti del XVIII Colloquio dell'Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico. Cremona, 14-17 marzo 2012, Tivoli 2013, pp. 287-294.