Ministero per i Beni e le Attivitą Culturali Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Eminila-Romagna

Museo Nazionale di Ravenna

Il Museo nelle giornate di domenica 16, 23 e 30 novembre 2014 sarà aperto dalle ore 14 alle ore 19.30 (chiusura biglietteria e ultimo ingresso ore 19).

Si comunica che a causa di un guasto agli impianti elettrici l'ala del Museo Nazionale di Ravenna posta al primo piano non è attualmente rifornita da energia elettrica e che pertanto fino a risoluzione del problema potrà essere visitabile solo negli orari in cui è possibile fruire di illuminazione naturale.

Indirizzo
Via San Vitale, 17
Ravenna

Orari
dal martedì alla domenica   8.30 - 19.30
chiusura biglietteria e ultimo ingresso    19.00
chiuso il lunedì, il 1 gennaio, il 1 maggio e il 25 dicembre

Ingresso
Ingresso a pagamento
- Intero € 5,00
- Ridotto € 2,50
- Gratuito per tutti i cittadini di età inferiore a 18 anni
- Ingresso gratuito per i docenti di ruolo e con contratto a termine fino al 31 dicembre 2014 (decreto 19 febbraio 2014)
Sono previste ulteriori agevolazioni per l'ingresso e biglietti cumulativi.

Museo Nazionale di Ravenna + Mostra Giorgio Celiberti: intero 7 € e ridotto 4,50 €.
Cumulativo tre siti: Museo Nazionale di Ravenna + Basilica di Sant'Apollinare in Classe + Mausoleo di Teoderico intero 10 € e ridotto 5 €.
Cumulativo due siti: Museo Nazionale di Ravenna + Mausoleo di Teoderico intero 8 € e ridotto 4 €.
Cumulativo tre siti + Mostra Giorgio Celiberti: intero 12 € e ridotto 7 €.
Cumulativo due siti + Mostra Giorgio Celiberti: intero 10 € e ridotto 6 €.


n_2013_rvcard    Ingresso gratuito per i possessori della "Romagna Visit Card"
Per tutte le informazioni sull'utilizzo e i punti vendita http://www.romagnavisitcard.it/

Biglietteria e bookshop
tel. e fax 0544 215618 - museonaz.ravenna@novamusa.it
Sito Web società Novamusa

Uffici Soprintendenza
tel. 0544 543711 - sbap-ra.museonazionale@beniculturali.it
   
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Museo Nazionale - complesso benedettino di San Vitale
 
L’origine delle raccolte del Museo Nazionale risale all’erudita attività dei monaci camaldolesi di Classe i quali, soprattutto durante il secolo XVIII, collezionarono numerosi oggetti d’interesse artistico, antiquario e naturalistico presso il loro monastero cittadino.

Con la soppressione degli ordini religiosi (1797), le proprietà delle grandi abbazie ravennati passarono al Comune, e nel 1804 venne istituito il Museo Classense Municipale.

Nel 1885, grazie alla volontà dello scultore Enrico Pazzi e ai voti dei più illustri cittadini ravennati, questi materiali vennero organizzati in un vero e proprio museo, detto “bizantino”, del quale il Pazzi fu il primo direttore. Nello stesso anno l’istituzione divenne Nazionale, passando sotto la tutela dello Stato, al quale gli oggetti vennero affidati in consegna perpetua. Dal 1913-14 le raccolte hanno sede negli ambienti e nei chiostri dell’ex monastero benedettino di San Vitale, una delle più importanti abbazie cittadine, della quale si ha notizia già nel X secolo.

Attualmente il Museo Nazionale di Ravenna, che si è continuamente arricchito tramite doni e acquisti, ma soprattutto con i materiali provenienti dal sottosuolo ravennate, si configura come un vasto insieme di raccolte eterogenee, sostanzialmente riconducibili a tre gruppi fondamentali: il lapidario, i reperti di scavo provenienti dal territorio e le collezioni di arte cosiddetta minore, dove predomina nettamente il lascito classense.

Il primo ambiente al quale si accede nel corso della visita al Museo è l’ampio refettorio del monastero, che attualmente ospita il ciclo degli affreschi staccati dall’antica chiesa di Santa Chiara in Ravenna opera di Pietro da Rimini, uno dei più importanti pittori nell’ambito della scuola riminese del Trecento.

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Affreschi da Santa Chiara, Re Magi, particolare

Il lapidario è per la maggior parte distribuito lungo i percorsi di due chiostri. Il più recente, opera dell’architetto Andrea da Valle attorno alla metà del cinquecento, accoglie, in ordine cronologico, un vasto repertorio di scultura dall’epoca paleocristiana fino all’età moderna. Si segnalano in particolar modo il sarcofago paleocristiano della Traditio Legis e la ricca serie di capitelli e rilievi di età bizantina. Al centro del chiostro è collocata la statua di papa Clemente XII Corsini, opera dello scultore romano Pietro Bracci (1738).

All’interno del primo e più antico chiostro (fine XV - inizi XVI secolo) sono disposti i reperti lapidei di epoca romana consistenti soprattutto in una ricca raccolta di epigrafi e stele funerarie. Fa eccezione, nell’angolo sud-ovest, il famoso Bassorilievo di Augusto, cosiddetto per il suo contenuto celebrativo della famiglia imperiale: si tratta un importante frammento dell’epoca claudia, proveniente da un altare monumentale sul genere dell’Ara Pacis augustea (metà I secolo). Lungo il lato sud del chiostro spiccano tre portali raffinatamente scolpiti, qui trasferiti dal convento classense. Essi delimitano l’ingresso alle antiche salette dei servizi, una delle quali è inserita nel percorso espositivo e custodisce i resti di Porta Aurea, uno dei più importanti monumenti della città antica fatto erigere dall’imperatore Claudio nel 43 e distrutto nel 1582.

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Bassorilievo con Apoteosi di Augusto, I sec.

Tramite lo scalone monumentale opera del monaco Benedetto Fiandrini (1791-92) si accede ai piani superiori: qui si alternano nell’esposizione i materiali archeologici provenienti dal territorio circostante e le raccolte di arti cosiddette minori, che rappresentano una vasta parte delle collezioni museali e si presentano distinte a seconda del tipo di materiale, come nell’antico ordinamento delle collezioni classensi.

Si accede in primo luogo ad una piccola ala che ospita la collezione dei bronzetti e delle placchette, fra i quali troviamo ben rappresentata l’opera della bottega di Severo da Ravenna e un bronzetto attribuito al Riccio (1470-1532); la serie delle stanze termina con l’arredo ligneo più importante del Museo, una grande farmacia della fine del XVIII secolo di provenienza ravennate.

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Satiro seduto con vaso, bronzetto di Andrea Briosco detto il Riccio

Il percorso continua nella serie di salette prospicienti il secondo chiostro dove sono collocati reperti dell’età del bronzo in Romagna, fra i quali si segnalano quelli proveniente dalla Grotta Tanaccia di Brisighella, e materiali di età romana venuti alla luce durante scavi a Ravenna e nella zona del porto di Classe. Questo sito archeologico, che fu interessato da un notevole insediamento urbano, è stato scavato sistematicamente negli ultimi anni, portando alla luce i reperti di numerose necropoli (Necropoli delle Palazzette, di Via Romea Vecchia, della Marabina... )

Seguono le salette dette “delle erme” e “delle transenne”, che contengono importanti frammenti di scultura romana e bizantina, fra i quali il bassorilievo con la raffigurazione Ercole e la Cerva (VI secolo).

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Bassorilievo con Ercole e la cerva, VI sec.

Nella collezione degli avori, una delle più famose del museo fin dal Settecento, sono presenti prestigiosi esemplari tardoantichi come il Dittico di Murano (VI secolo), che in origine fungeva da copertina preziosa di libro sacro, e la tavoletta con Apollo e Dafne (V secolo), particolarmente interessante per la rarità di soggetti profani. Vi sono raccolti inoltre alcuni prodotti del gotico francese, fra i quali sottili tavolette miniate con episodi sacri che facevano parte di un libretto devozionale in fogli d’avorio e un buon numero di cofanetti quattrocenteschi nello stile della Bottega di Baldassarre degli Embriachi, che illustrano antiche favole e miti famosi, come quella di Helias o dei sette fratelli cigni, le vicende di Paride e la storia della virtuosa Susanna.

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Dittico di Murano, Egitto, VI sec.

Attraversando la sala cosidetta “della sinopia”, che ospita reperti provenienti da scavi presso la basilica di Sant'Apollinare in Classe e soprattutto una sinopia su mattone con raffigurazione di uccelli paradisiaci recuperata al di sotto dei mosaici del catino absidale, si passa agli ambienti che ospitano la collezione delle icone, tutta di provenienza camaldolese. La raccolta è formata da oltre duecento dipinti su tavola suddivisi per caratteristiche iconografiche (Madonna Odyghitria, Madonna della tenerezza, Madonna che allatta...) e documenta largamente la scuola cosiddetta “cretese-veneziana” e la pittura popolare dei Madonneri.

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San Giorgio, scuola cretese-veneziana, XVII sec.

Si accede quindi all’ala settecentesca del convento opera di Giuseppe Antonio Soratini. Nel grande dormitorio nuovo e nelle salette adiacenti, è esposta la raccolta di armi e armature, con pezzi di eccellente qualità tra i quali una rara brigantina (fine XV - inizi XVI secolo), e la collezione delle ceramiche, suddivisa per settori, quali un ricco gruppo di maiolica istoriata, di formazione classense, la ceramica da farmacia, il graffito, la maiolica settecentesca.

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Elmetto da incastro, Desiderius Helmschmid,
Augsburg, 1540 ca.

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Elemento da servizio da impagliata con un episodio dell'Eneide,
Urbino, XVI sec.

L’ammezzato, le antiche cantine e le tinazzare del monastero, ambienti ai quali si giunge tramite una scala recente, ospitano una mostra numismatica, che documenta il ritrovamento di un gruzzolo di monete medievali, e reperti archeologici provenienti da scavi e scoperte nella città e nel territorio della provincia.